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INTERVISTE

16/07/2008
INTERVISTA AL NUOVO COACH VITO POLLARI

Ha la faccia calma e convincente,deve lavorare per obbiettivi a medio-lungo termine e si è presentato con semplicità ed idee chiare all'incontro con squadra e dirigenti. Lui è fatto cosi'.... ma la sua apparente calma nasconde invece una ferrea volontà e determinazione nel perseguire ciò che si prefigge....
Abbiamo provato a porgergli un paio di domande.

Cosa spinge un tecnico del suo calibro e dai trascorsi sportivi illustri ad accettare Savona, una piazza ritenuta "minore" del basket femminile nazionale?

"Personalmente non credo ai tecnici di grosso calibro, ma ai tecnici che hanno voglia di fare e, per voglia di fare, intendo chi riesce comunque a mettersi in gioco per costruire  qualcosa. Ero all'età di 22 anni già con tre finali giovanili alle spalle e soprattutto ero responsabile del settore giovanile ed allenatore in seconda di una società di A2 che aveva ambizioni di A1. Ho preferito ricominciare da zero in un campo  all'aperto con una squadra di promozione formata da 14 enni. E dopo 8 anni dopo una finale di coppa persa, ho preferito dedicarmi di nuovo solo al settore giovanile facendo un 'altra finale nazionale. E quando ho capito che dalle mie parti  non si aveva voglia di fare la "mia pallacanestro" ho preferito abbandonare momentaneamente per fare altro.
Voglio dire che non mi è mai interessato "vincere facile ".
 Al momento credo che in questa società si possa lavorare bene e con sereno entusiasmo. E' presto per fare dei programmi, non sappiamo  al momento neanche a quale campionato parteciperemo.
Ho ben chiaro però tre cose: voglio lavorare sulla mentalità (a tutti i  livelli), sul reclutamento e sulle giovani. Se si lavora bene su queste tre cose il problema può solo essere il tempo ma non credo  che una stagione in più o in meno sia un deterrente. Anche qui dico solo che potevo andare in squadre "più  facili", ma avevo dato la mia parola, e per me (da buon terrone), la parola è anche più di un contratto."

Quanto conta il lato umano e quanto quello tecnico per lei?

"Per me il lato umano è qualcosa di essenziale in un gruppo di persone che, anche se in ruoli differenti, lavorano per raggiungere lo stesso obiettivo. Nel rispetto dei ruoli, dirigenti, atlete, allenatori devono confrontarsi ogni giorno per portare avanti un progetto al quale credono incondizionatamente.
Anche l'ambiente a volte è un ostacolo ma deve essere compito di tutti far si che venga privilegiata la strada del lavoro e lasciare che l'inevitabile "gossip"  non intacchi il  gruppo.
 Accetto il confronto anche aspro a tutti i livelli, ma esso deve sempre portare ad una soluzione del problema ed infine, tracciata la strada, essa va percorsa con  determinazione fino in fondo da tutti.
Lavorare lavorare e poi lavorare."



     

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